Il Progetto Strategico della Provincia di Roma prende avvio nel corso di una crisi economica che interroga i principi di fondo del modello di sviluppo emerso con forza in questi ultimi decenni. Un modello che consuma in modo eccessivo ed insostenibile le risorse del pianeta e che, dati i cambiamenti strutturali nella distribuzione dei redditi, surroga la carenza di domanda aggregata con bolle speculative finanziarie che creano pericolose aspettative di ricchezza di brevissimo periodo.

Una crisi complessiva, economica e climatica, che impone una risposta ecologica capace di accogliere, in un quadro di sistema, tutte le sollecitazioni visibili ed invisibili. Da quelle che si fanno portatrici della complessa articolazione funzionale e strutturale dei servizi ecosistemici e della biodiversità a quelle maggiormente legate alle esigenze dello sviluppo e alla valorizzazione sostenibile delle risorse.

Serve un cambiamento nella composizione strutturale dell’economia, tale da garantire, attraverso nuovi modelli di consumo e produzione, un nuovo sviluppo economico legato all’innovazione e alla green economy, la salvaguardia della piena efficienza dei servizi ecosistemici, la conservazione del territorio inteso come bene primario da custodire rispetto alla progressiva e devastante urbanizzazione, la promozione di un nuovo rapporto tra multifunzionalità del sistema agricolo e qualità ambientale, il sostegno delle relazioni tra diverse culture al fine di ridurre le disuguaglianze e favorire l’integrazione e la coesione sociale e territoriale.

La doppia crisi ha fatto emergere che economia ed ambiente sono due sistemi strutturalmente legati. Conseguenza di questa affermazione è la necessità di assumere il principio della sostenibilità come nuova razionalità per impostare le relazioni economiche e l’organizzazione della società. E’ un cambiamento di visione che comporta la sostituzione del modello economico dell’espansione quantitativa con quello del miglioramento qualitativo, ovvero il passaggio dall’obiettivo della crescita a quello dello sviluppo.

La questione ecologica va posta al centro di una nuova economia, più efficace nell’uso delle risorse, più sostenibile e responsabile, che integri pienamente i principi della diffusione e della differenzazione territoriale. Di una nuova economia capace di farsi portatrice degli obiettivi dell’ecologia ossia dell’interazione sistemica delle componenti ambientali e, in particolare, delle relazioni tra le attività umane e l’ambiente.

Gli obiettivi di Kyoto, i temi dell’ambiente e del risparmio energetico non sono “costi” a carico di imprese e consumatori, né, di conseguenza, contribuiscono a ridurre la competitività del sistema; essi rappresentano gli elementi cardine per una strategia di innovazione e un nuovo e più “sostenibile” modello di sviluppo e di consumo. Efficienza energetica, produzione di energia da fonti rinnovabili, tecnologie green, innovazione dei prodotti e dei processi produttivi, turismo sostenibile, stanno già oggi diventando nuove frontiere dell’economia in diversi paesi.

Molte imprese italiane potrebbero inserirsi produttivamente in questo nuovo modello di sviluppo, potendo in più contare su un vantaggio competitivo derivante dalla naturale ospitalità turistica del nostro territorio, dalla qualità del paesaggio rurale e delle città d’arte, dall’esistenza di sistemi ambientali – montagna, collina, litorale – di straordinario valore naturalistico e culturale. I tempi sono oggi maturi per scrivere anche nell’agenda politica italiana progetti di sviluppo imprenditoriale e infrastrutturale finalizzati a trasformare il territorio in senso green.

E’ in questa nuova vision metropolitana e ecologica del Progetto Strategico che vanno inseriti fattori chiave, quali la cultura, la creatività e la conoscenza: si tratta di elementi fondamentali della qualità del vivere urbano, della costruzione delle identità di un territorio e della sua capacità di favorire scambi relazionali e legami sociali.

Allo stesso tempo si tratta di questioni imprescindibili per chi vuol promuovere il progresso delle società in tutte le sue dimensioni; la valorizzazione della creatività, del patrimonio culturale e della diversità culturale non solo generano economie ma costruiscono società, favorendo la costruzione di comunità aperte ed accoglienti e di una buona cittadinanza, responsabile e partecipata.

Sono quindi necessarie politiche di sviluppo volte a sostenere la diversificazione culturale locale come fonte di innovazione e serbatoio di possibili risposte. Una diversificazione culturale strettamente connessa con la visione ecologica e la definizione delle identità  territoriali e paesaggistiche.

Il concetto di sostenibilità poggia infatti anche sulla capacità di autogoverno di una comunità rispetto alle relazioni con i sistemi decisionali esogeni o sovraordinati (auto sostenibilità) e sulla capacità di mantenere e riprodurre nel tempo i principi che regolano i rapporti interni di ogni singola comunità e a garantire l’autonomia in un processo che mantiene e riproduce la varietà culturale complessiva delle diverse società nel rapporto con i loro territori. Se la globalizzazione tende alla omologazione, oltre alla perdita della biodiversità dobbiamo occuparci e preoccuparci della perdita e della riduzione della diversità culturale.